09Il web ha mutato aspetti sociali e determinazioni nell’ambito generale di tutta l’esistenza sin dalle soglie del terzo millennio. Anzi, proprio in questo millennio così complesso, connesso, affascinante, globalizzato e permeato d’innovazione e potenzialità virtuali e reali, proprio in ambiti relativi alle compravendite, il processo ha subito mutamenti così estesi e complessi da determinare una mutazione globale.

Le criptovalute allora sono la realtà consolidata, il futuro della moneta virtuale sta impennando i processi di mutazione finanziaria; anche le banche stesse hanno intrapreso un recente processo di mutazione e di ri-considerazione degli aspetti relativi alla moneta, ai pagamenti del debito, alla nuova concezione di denaro come tramite e non come fine.

In questo, per contrappunto e per assurdo, si sta evidenziando una sorta di retro-gradazione finanziaria, la quale riporta il concetto ai primordi stessi del denaro come tramite e non come fine supremo.

La nascita della moneta virtuale

La moneta nacque sin dalle prime forme di commercio dell’uomo, quando il conio e le relative possibilità di produzione di monete in metalli più o meno pregiati (oro, argento, bronzo, rame, ferro) si limitavano all’inizio al semplice utilizzo di materie prime di scambio, come ad esempio il sale (da lì la denominazione del termine ‘salario’).

Già da subito il concetto di scambio tramite pagamento, commercio non derivato da baratto e investimenti, crescite, approvvigionamenti del bene di pagamento, s’insinuavano lentamente nella nuova società di un uomo in costante evoluzione.

Dal sale alla moneta coniata, alla moneta virtuale, il percorso è stato complesso e pieno di avventurose derive quasi romanzesche, spesso origini e genesi di sanguinose guerre, schiavitù di un bene, sì prezioso, ma anche in grado di determinare inflazioni, schiavitù sociali, ripercussioni su larga scala.

Il mercato 2.0, ma c’è chi oggi parla già di era 4.0, ha mutato considerevolmente gli atteggiamenti nelle fasi di transazioni: se la moneta reale, anche in assenza di fisicità ma surrogata da un pagamento tramite bancomat o carta di credito, richiedeva il costante impiego dell’intermediario (sia si tratti della banca erogatrice del credito, sia si tratti di ente erogatore di carta di credito), con le transazioni in criptovalute il rapporto tra offerente delle merci e ricevente, quindi, nello specifico colui che paga la merce desiderata, si risolve all’interno di un contesto reciproco diretto e senza intermediari, i quali, lo si sa bene, hanno un costo di gestione e deposito della moneta reale e di transazione intermedia tra la parti in causa nella compravendita.

In quest’ottica il futuro delle criptovalute incrementerà esponenzialmente la sua efficacia e validità consentendo un diretto coinvolgimento dei contraenti, consentendo agli acquirenti del web una spesa a costo praticamente zero del proprio denaro nel bypass completo della figura intermedia.

La nascita della criptovaluta bitcoin

Il 31 ottobre 2008 rappresenta la svolta epocale nell’ambito dei pagamenti online: nasce il bitcoin, la prima moneta completamente virtuale, ma soprattutto nasce un nuovo modo di concepire il mercato di offerta e domanda in termini di scambio in tempo reale.

Il padre del bitcoin matura la sua concezione finanziaria all’interno di un impero dell’economia mondiale, il Giappone. Satoshi Nakamoto investe nel bitcoin la sua visione di new-aconomy diffondendo rapidamente il nuovo verbo finanziario in tutto il web.

Senza addentrarsi nelle complicate formule algoritmiche del bitcoin, è fondamentale però sottolineare che questa visione di nuova economia, grazie alla firma digitale autenticata, la vera garanzia per stabilire l’effettiva e concreta personalità nascosta dal monitor dell’acquirente, tracciò da subito il sentiero in discesa per il futuro progressivo delle criptovalute.

Inoltre la crittografia, scrittura codificata e convenzionale, occultata ma garante dell’identità reciproca, poneva, assieme alla firma digitale, nuove forme di garanzia nella tracciabilità e circostanza durante le transazioni.

Gli algoritmi codificati iniziarono così a determinare i blocchi di valore del bitcoin, successivamente delle nuove genesi di monete virtuali. Il web è divenuto in pochi anni una sorta di Klondike dove l’oro in pepita ha rapidamente assunto il connotato di valore virtuale ma espresso e garantito, con potere contrattuale e di mercato, transattivo e merceologico.

In questo status d’accaparramento la formula della domanda e dell’offerta del bene, appunto la moneta virtuale, ha così imposto una new-economy d’investimento la quale ha fruttato sin da subito agli investitori grossi margini di reddito.

Con l’aumento dell’accaparramento di bitcoin l’offerta ha diminuito la sua scorta all’inizio corposa e la domanda, per non rimanere esiliati nel limbo di coloro che non hanno saputo investire nella nuova religione finanziaria del web e accantonare un discreto quantitativo di moneta virtuale, ha dovuto pagare la stessa con tassi di crescita ogni giorno sempre più importanti.

Ne consegue quindi che il futuro della criptomoneta si gioca all’interno di una sorta di borsa virtuale del conio digitale nella quale chi saprà cogliere l’attimo, potrà ritenersi all’intenro di un sistema che nel futuro frutterà ottimi tassi d’interesse. Un investimento che si gioca sulla rapidità e sulla fiducia nei confronti delle garanzie stabilite dalle minuziose regole di questo mercato finanziario.

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