Ma cos’è questo spread? Si e no una persona ogni 10.000 conoscevano lo spread come indicatore economico prima che partisse l’attacco speculativo contro il nostro paese, mentre ora, sembra che tutti sanno cos’è. Ma vediamo se è vero!

Lo spread è il differenziale che intercorre fra un valore rispetto ad un altro di riferimento. Quindi per prima cosa si ha che l’indicatore spread non è assoluto ma relativo.

Quando nel nostro paese si è parlato di spread si è voluto indicare il differenziale che intercorre fra la quotazione dei titoli di stato italiani a tasso fisso decennali con i corrispettivi tedeschi.

Questo parametro si prende come riferimento in quanto i titoli di stato corrispondono al debito nazionale, giacché, se si ha un debito pubblico da 2.000 miliardi di euro, ci devono essere 2.000 miliardi in titoli di stato in circolazione.

Si prende come riferimento il titolo decennale in quanto è una durata intermedia fra i titoli a lunga scadenza (BTP trentennali per l’Italia e quelli cinquantennali per la Germania) e quelli a breve scadenza (BOT trimestrali Italiani e corrispettivi tedeschi).

Detto ciò, che significa che lo spread aumenta?

Prima di rispondere bisogna premettere che lo stato deve riuscire a piazzare tutti i titoli del debito altrimenti si rimane scoperti. Ogni mese si hanno una quantità di titoli di stato che vanno in scadenza e, se il debito non è diminuito di egual misura, la banca d’Italia deve ricollocarli.

Stessa cosa accade se il debito pubblico aumenta. Se esso passa da 2.000 a 2.050 miliardi in un anno, bisognerà ricollocare i titoli in scadenza più ulteriori 50 miliardi in modo da coprire l’intero debito pubblico.

Se non si riuscisse a ricoprire l’intero debito, molto semplicemente, qualche creditore dello stato rimane a bocca asciutta

Possono accadere tre cose:

  1. I dipendenti dello stato non ricevono gli stipendi totalmente o parzialmente (nel caso di fornitori di beni e servizi non ricevono i pagamenti).
  2. Lo stato va in default (parziale o totale) in quanto a scadenza dei titoli non ritorna i soldi indietro ai risparmiatori/investitori preferendo pagare i dipendenti ed i fornitori.
  3. Entrambi i primi 2 punti. Cioè, smette di pagare sia dipendenti che i fornitori e, al contempo, va in default.

Primo caso conseguenze dello spread

Il primo caso è il più frequente. E ciò che è accaduto in Grecia ed in Spagna dove hanno dovuto ritoccare al ribasso più volte gli stipendi degli statali e, nel caso greco, licenziare quasi metà dei dipendenti pubblici.

Prima di arrivare a queste conclusione e bene sapere che si passa sempre da situazioni intermedie con questa scaletta di eventi:

  • Inizialmente lo stato inizia ad allungare sempre più i termini di pagamento per i costruttori di opere pubbliche e i fornitori statali. Uno stato perfettamente sano paga alla consegna mentre uno che si avvicina all’orlo del baratro inizia a fare pagamenti a 30 giorni, poi a 90, poi a 180 eccetera.Lo stesso discorso, tra l’altro, vale per le aziende.
  • Quando si arriva al limite dei 2 anni per farsi pagare si è vicini al secondo stadio della malattia. La fine del primo stadio si mette in evidenza per il fatto che molte aziende falliscono e molti imprenditori si suicidano (in Italia accade già da dal 2011).
  • Il governo rimanda sempre più i pagamenti in quanto preferiscono un imprenditore che si suicida e un impresa che fallisce piuttosto che mettere mani al licenziamento del personale statale (per motivi prettamente elettorali). Tuttavia ad un certo punto nessuna azienda fornisce più servizi allo stato perché si sa che non può pagare e il governo deve correre ai ripari.
  • Inizia un primo taglio di dipendenti statali.
    Questa fase è caratterizzata da un non rinnovo di impiegati (uno va in pensione ma non si mette un altro al suo posto) e dalla razionalizzazione delle spese (ad esempio per noi italiani si profila il taglio delle province).
  • C’è poi la quarta fase caratterizzata dallo slittamento delle paghe
    Non arriva lo stipendio il 27 del mese e, il capoufficio annuncia che gli stipendi saranno pagati giorno 4 “perché cè stato un problema”.
    La cosa continua per qualche mese poi gli slittamenti sono sempre più prolungati fino a quando si entra nella fase successiva.
    In Italia è bene sapere che stiamo già entrando in questa fase e, in qualche regione, è già cominciata nel 2012.
  • Iniziano a saltare i primi stipendi Dapprima salta un mese di retribuzione, poi, più di uno e si parla di rinegoziazione.
    I sindacati hanno già fatto un gran casino nelle fasi precedenti ma, capiscono che è meglio che si rinegozi il tutto altrimenti finiranno per non esistere più
  • Saltano via tredicesime, quattordicesime (per chi le ha) e si patteggia una riduzione del 10% degli stipendi che poi dovranno essere rimborsati dopo un po di tempo (aspettando tempi migliori che, aggiungo io, difficilmente arriveranno).
    Questa è la fase in cui al momento si trova la Spagna
  • Ci si accorge presto che il ribasso precedente non basta, anche perché, con il conseguente crollo dei consumi si è abbassato in modo vistoso anche il gettito fiscale.
    Si parla si ridurre di almeno altri 20% gli stipendi e di licenziare altrettanti impiegati con qualche scusa.
    Parte le caccia alle streghe e a fantomatici nemici del popolo fra cui gli ever green: evasori fiscali, ebrei, ricchi, capitalisti eccetera.
    I partiti estremisti raggiungono percentuali impressionanti.
    Questa è la situazione greca.
  • Finora il governo ha sempre pagato gli investitori nel proprio debito pubblico (anche con grossi spread) ma, alla fine va in default.
    Argentina inizio millennio.

Lo spread ed il defaul

Il secondo caso, quello di andare immediatamente in default non è mai una buona scelta, specie se si ha un debito pubblico che continua a salire. Il perché è semplice da capire: se vai immediatamente in default nessuno ti presta più soldi e, quindi, anche tenendo collocati in modo forzoso gli attuali investimenti, l’aumento del debito non si può più finanziare

In pratica si passa in un secondo dalla fase 1 alla fase 5 vista poc’anzi. Optando per il primo caso invece si hanno a disposizione un po di anni per vedere di sistemare le cose senza cacciarsi immediatamente nei guai.

Spread e tracollo rapido

Il terzo caso invece, si presenta quando il tracollo avviene in modo estremamente rapido con poco o nessun preavviso. Non avendo tempo di pensare a nessuna mossa, ci si ritrova ad andare in default e a dover licenziare gran parte dei dipendenti pubblici nel giro di uno o due mesi senza poterci fare nulla.

Questo è il caso Islandese del 2008.

Il debito pubblico e lo spread

Ritornando al discorso iniziale sullo spread, devi sapere che, essendo esso la differenza fra i rendimenti di due titoli obbligazionari, il suo valore dipende dalle aste di quest’ultimi.

La quotazione dell’asta risente dalla quantità di titoli che si devono piazzare e dalla quantità di richiesta dei possibili acquirenti. Se la domanda degli acquirenti è abbondante la quotazione finale sarà bassa. Se invece l’asta va deserta la quotazione andrà alle stelle!

Il problema dell’aumento del debito pubblico dipende dal fatto che questo costringe a dover mettere all’asta più titoli e, di conseguenza, a sbilanciare l’asta verso l’offerta.

In pratica, siccome gli acquirenti verosimilmente rimangono gli stessi ma ci sono più titoli da piazzare, l’asta raggiungerà quotazioni più alte per convincere altri investitori non abituali a quei titoli, a entrare nell’asta.

Quindi lo spread è, teoricamente, un indicatore dell’andamento del debito pubblico, anche se, non è per forza affidabile. Ci sono nazioni con debiti pubblici enormi con situazioni patrimoniali decisamente peggiori del nostro che tuttavia hanno valutazione piuttosto contenute.

In realtà, il nostro spread misura la domanda che c’è di obbligazioni statali italiane nel mercato mondiale rispetto a quelle tedesche. Questo sta a significare che il differenziale può modificarsi sensibilmente anche per aspetti totalmente estranei al debito pubblico.

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